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Il nodo extracosti e la liquidità nel settore delle costruzioni: un'analisi sulla situazione attuale degli appalti pubblici

Approfondimenti 25 settembre, 2026

L'andamento dei prezzi delle materie prime e il tema dei conguagli per gli extracosti continuano a rappresentare una delle criticità più complesse per l'intero comparto delle opere pubbliche. Come evidenziato nell'analisi de Il Sole 24 Ore a firma di Luca Orlando, i meccanismi attuali registrano un forte divario tra le risorse necessarie per sostenere i cantieri e la reale disponibilità di cassa delle stazioni appaltanti, ponendo le imprese esecutrici di fronte a sfide gestionali e finanziarie senza precedenti.

 

Di seguito, riportiamo il passaggio chiave dell'approfondimento pubblicato il 25 settembre 2026, che fotografa lucidamente lo stato dell'arte:

«Noi stiamo aspettando 130 milioni – spiega il direttore generale di Pizzarotti Francesco Aguglia – e visti i pesanti ritardi stiamo valutando con i legali se chiedere anche gli oneri finanziari connessi, non si tratta di cifre di poco conto. Ma per il 2026 i problemi sono anche maggiori, dato che la Legge di Bilancio ha stabilito che ora devono essere le stazioni appaltanti a trovare i fondi necessari per gli extracosti, nel caso definanziando altre opere».

[...] «Purtroppo non è così – spiega il vicepresidente di Ance Lombardia, delegato alle opere pubbliche Paolo Riva – perché questi indici non intercettano in modo puntuale gli andamenti del mercato. Penso al bitume, dove gli aumenti in pochi mesi sono stati di oltre il 30%. E d’altra parte, non essendoci più il decreto ristori, il pagamento aggiuntivo, comunque limitato per legge al 90% di ciò che eccede il 3% di aumento, è rimandato alla stazione appaltante, che spesso non ha risorse adeguate. Questo significa che la rinegoziazione non è un meccanismo automatico e ogni impresa deve agire a propria tutela aprendo dei contenziosi».

 

I punti critici del nuovo scenario (2026)

  • Il deficit di cassa e gli arretrati: Secondo le stime ANCE, il sistema sconta un fabbisogno complessivo di 3,8 miliardi di euro per lavori già eseguiti (tra arretrati del biennio 2024-2025 e le stime dell'anno in corso), a fronte di una copertura ministeriale che copre solo una frazione del fabbisogno.

 

  • Dalle compensazioni centralizzate alle stazioni appaltanti: Con l'esaurimento dei fondi di compensazione e del regime transitorio, la Legge di Bilancio ha trasferito l'onere finanziario direttamente in capo alle singole stazioni appaltanti, spesso costrette a valutare il definanziamento di altre opere.

 

  • Il limite dei nuovi indici TOL: Il passaggio ai 20 indici Istat (Tipologie Omogenee di Lavorazioni) pensato per riflettere i costi reali di cantiere mostra evidenti limiti pratici — come nel caso del bitume (+30% a fronte di ristori parziali) — rendendo la rinegoziazione tutt'altro che automatica.

 

In un quadro di mercato caratterizzato dalla fluttuazione dei listini e da tempi di incasso complessi, la capacità di pianificazione tecnica ed economico-finanziaria diventa il vero fattore discriminante per la continuità e la sostenibilità dei cantieri.

 

La Beccaceci conferma il proprio impegno nel condurre ogni opera con il massimo rigore gestionale, affiancando le stazioni appaltanti e i partner di cantiere con un'ingegneria di processo solida, capace di prevenire le criticità e di garantire standard esecutivi elevati anche nei contesti di mercato più complessi.

 

L'Articolo completo su Il Sole 24 Ore / Norme & Tributi Plus Edilizia & Territorio del 25/09/26