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Rigenerazione urbana: il PNRR accelera la trasformazione delle Città Italiane

Alle città 11,8 miliardi e 3.885 progetti – Pnrr per la rigenerazione

 

[La rigenerazione urbana marcia in Italia sulle gambe di 3.855 progetti che tutti insieme valgono 11,7 miliardi di finanziamenti già validati, 9,8 dei quali provenienti dalle casse del Pnrr. Sono i numeri messi insieme dalla Fondazione Ifel per la finanza locale, il centro studi dell’Anci che ha condotto anche uno studio qualitativo su 15 città italiane. – articolo de Il Sole 24 Ore 03/01/25 – I numeri parlano chiaro e raccontano di come le città, anche quelle piccole, si siano messe in moto per dotarsi di un’agenda urbana per ridisegnare le aree dismesse e consegnarle a nuova vita. Le coperture economiche tra Pnrr e fondi di altra provenienza, compresi quelli strutturali e i fondi Fsc, hanno fatto il resto, recuperando politiche urbane per anni dimenticate, senza una regia, senza gambe e visione.

 

La grande sfida delle città, insomma, che secondo il rapporto Ifel è tutt’altro che sopita. La radiografia di Ifel mette in fila anche l’entità dei progetti con un impatto del 68% delle risorse Pnrr su iniziative collocate in città con meno di 100mila abitanti. Lo scenario non è tutto rose e fiori, naturalmente. Ed è lo stesso report a metterlo in luce: «Rimangono comunque criticità nel rispettare le Milestone e i Target, soprattutto per le città medio/piccole dove sono presenti numerosi investimenti su queste misure», spiega Ifel. Che aggiunge come «le disposizioni del Piano non includono criteri di assegnazione basati su una lettura delle esigenze e le problematiche locali» visto che «nella Rigenerazione Urbana è considerato l’indice di vulnerabilità sociale e materiale (Ivsm), ma la coerenza tra quel dato e gli obiettivi progettuali non è verificata».

 

Resta invece forte l’indicazione sullo svantaggio territoriale dal momento che «come nelle politiche di coesione, è presente la riserva del 40% per le regioni meno sviluppate (Mezzogiorno)». La sfida è tutta qui, far marciare i progetti nonostante le criticità. «Non nascondiamo difficoltà ed ostacoli, la sfida è enorme – spiega il direttore di Fondazione Ifel Pierciro Galeone -. Ma il Pnrr sta già cambiando le nostre città. I comuni nel 2024 hanno sfiorato i 20 miliardi di euro di spesa per investimenti. È un record nominale storico. La città pubblica ferma da decenni ha ripreso vita».

 

Nella top ten dei progetti Ifel rileva anche la pole position di Campania, Lombardia e Lazio con rispettivamente 759 milioni di euro, 554 milioni e 514 milioni dedicati ai progetti di rigenerazione urbana. In fondo alla classifica la Calabria con quasi 195 milioni preceduta dall’Emilia Romagna con 211 milioni circa. Il rapporto Ifel accende un faro sulle risorse, individuando le tre leve finanziarie del Pnrr: gli interventi di rigenerazione urbana contenuti nella misura M5C212.1 con target i Comuni di almeno 15mila abitanti, 1,9 miliardi di finanziamenti e l’obiettivo di intervenire su aree pubbliche e strutture edilizie esistenti, decoro urbano e interventi per migliorare la qualità sociale e ambientale e la mobilità sostenibile. La misura M5C212.2 è quella dei cosiddetti Pui, acronimo piccolo per un progetto grande: costruire i piani urbani integrati nelle città. Qui il target, spiega Ifel, sono 14 città metropolitane e i finanziamenti ammontano a poco meno di un miliardo. Anche in questo caso gli obiettivi sono quelli di manutenere e riattivare aree e strutture pubbliche migliorando il decoro urbano. Infine la misura M5C212.3, il Pinqua, dedicato alle realtà superiori ai 60mila abitanti, 2,4 miliardi di euro di dotazione e con l’obiettivo di incrementare l’edilizia sociale residenziale.

 

A fianco della rilevazione quantitativa Ifel ha condotto un corposo studio qualitativo sui progetti più interessanti che animano le politiche di recupero urbano nelle principali città italiane. Un lavoro poderoso e dettagliato che ha messo in fila le iniziative più interessanti presenti oggi in Italia, dei veri e propri modelli di inclusione e di recupero di aree dismesse. Lo studio passa in rassegna i progetti di 15 città srotolando un filo rosso che da Nord a Sud parla la lingua della rigenerazione in chiave inclusiva, con una vocazione sociale fortissima delle iniziative locali. «Le città hanno capito che, pur in assenza di un’agenda urbana nazionale, è ora possibile mettere a sistema gli investimenti in progetti di qualità», spiega Francesco Monaco coordinatore dello studio.

Da Novara a Crotone, passando per Firenze, Livorno, Bari solo per citarne alcune la parola d’ordine è stata quella di un approccio integrato. «Le esperienze che abbiamo esaminato – spiega Monaco – hanno evidenziato che la rigenerazione urbana non ha nulla a che fare con una mera ristrutturazione fisica, ma al contrario con una ricollocazione anche funzionale degli spazi recuperati».

 

Tra i modelli più interessanti il quartiere Libertà di Bari, ma anche il recupero del parco urbano di Cuneo o il Lumen di Firenze. Diverse anche le criticità. Tra queste la complessità degli strumenti di governo della macchina amministrativa che tra appalti integrati, contratti di disponibilità e partenariati pubblico- privati richiede competenze spesso assenti nelle piccole realtà. Senza contare il ticchettio dell’orologio puntato su giugno 2026: una corsa contro il tempo rallentata dalla burocrazia.]

Articolo de Il Sole 24 Ore del 03/01/25 – Autrice: Flavia Landolfi

 

Le nostre città sono organismi viventi in continua evoluzione e, nel tempo, alcune aree decadono, gli edifici perdono la loro funzione originaria e il tessuto urbano si deteriora. È qui che entra in gioco la rigenerazione urbana, un processo complesso ma fondamentale per il futuro delle nostre comunità. Anche noi del team Beccaceci contribuiamo a questo processo realizzando progetti che migliorano la qualità della vita delle persone e promuovendo uno sviluppo sostenibile; attualmente siamo impegnati nei lavori di urbanizzazione dell’area Ex Sadam di Giulianova (TE), un’opera di riqualificazione urbana che porterà alla nascita di un nuovo mini quartiere con aree verdi e locali commerciali.

 

Leggi anche Riqualificazione urbana dell’area Ex Sadam a Giulianova

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Infrastrutture idriche e cambiamento climatico: una sfida da affrontare insieme

Le nostre opere, un contributo concreto per un futuro più sostenibile.

Il cambiamento climatico è una realtà che impatta profondamente le nostre vite e il nostro territorio. Eventi meteorologici estremi, come alluvioni e siccità, si stanno intensificando e diventando sempre più frequenti. In questo contesto, la gestione delle risorse idriche assume un’importanza cruciale.

 

L’allarme degli esperti

“Il 2024 sarà l’anno più caldo mai registrato dopo una lunga serie di temperature medie mensili eccezionalmente elevate». La Cop 29 di Baku, che si conclude oggi, si è aperta con questa triste profezia dell’Organizzazione meteorologica mondiale. Si allontana sempre più l’obiettivo dell’Accordo di Parigi di mantenere la temperatura media globale al di sotto della fatidica soglia degli 1,5 gradi rispetto al periodo pre-industriale. Mentre il rischio climatico è la prima minaccia percepita e ha assunto ormai i toni di una vera emergenza, come sottolineato da Giulio Boccaletti, direttore scientifico del CMCC, nel suo recente intervento su Il Sole 24 Ore del 21 Novembre. Le conseguenze sono evidenti: siccità, alluvioni e un aumento del livello del mare minacciano sempre più il nostro pianeta.

 

La nostra risposta al cambiamento climatico

In Beccaceci Costruzioni siamo consapevoli di questa sfida e ci impegniamo quotidianamente per costruire infrastrutture idriche resilienti e sostenibili. Le nostre opere sono progettate per far fronte alle nuove esigenze del territorio, mitigando gli effetti dei cambiamenti climatici e garantendo la disponibilità di acqua potabile anche in condizioni di stress idrico. Come i progetti che stiamo seguendo insieme ad altri partner, per la riduzione delle dispersioni idriche in numerose regioni del centro/nord d’Italia, quali: Abruzzo, Molise, Toscana, Umbria e Lombardia. Un’attività che mira a ridurre le perdite idriche, a migliorare la qualità del servizio erogato alla popolazione e a salvaguardare il prezioso patrimonio idrico.

Siamo attualmente impegnati, tramite una prestigiosa joint venture, anche in un altro progetto di portata strategica: la progettazione e realizzazione del potabilizzatore/dissalatore di Cefalù (PA). Questo impianto, una volta completato, sarà in grado di desalinizzare l’acqua della sorgente Presidiana, garantendo un approvvigionamento idrico potabile e sicuro a oltre 300mila persone, con una capacità di trattamento dai 500 ai 600 litri al secondo, pari a circa 50mila metri cubi al giorno. Un’opera fondamentale per alleggerire il sistema idrico palermitano, gravato non solo dalla vetustà della rete, ma anche dai sempre più frequenti e intensi fenomeni di siccità dovuti ai cambiamenti climatici.

 

Le nostre soluzioni

Per far fronte a questa emergenza, è fondamentale investire in infrastrutture idriche moderne ed efficienti. Ecco alcune delle nostre soluzioni:

  • Reti idriche intelligenti: utilizziamo tecnologie avanzate per monitorare e gestire in modo ottimale le reti idriche, riducendo le perdite e ottimizzando i consumi.
  • Sistemi di raccolta e depurazione delle acque: realizziamo impianti all’avanguardia per la raccolta e la depurazione delle acque, garantendo la massima qualità e sicurezza.

 

Un futuro sostenibile

Siamo convinti che, investendo in infrastrutture idriche sostenibili, possiamo contribuire a costruire un futuro migliore per le generazioni a venire. Le nostre opere non sono solo un impegno verso l’ambiente, ma anche un investimento per lo sviluppo economico e sociale del nostro Paese.

 

Conclusioni

Il cambiamento climatico rappresenta una sfida complessa, ma anche un’opportunità per innovare e sviluppare soluzioni sostenibili. In Beccaceci Costruzioni siamo pronti ad affrontare questa sfida, lavorando al fianco di istituzioni, esperti e cittadini per costruire un futuro più resiliente.

 

Beccaceci, Build the Future

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Terminati i lavori al piano terra della scuola materna di Controguerra

Suona la campanella

I lavori di riqualificazione del piano terra del polo dell’infanzia di Controguerra sono stati completati con successo. Già da mercoledì 11 settembre, in occasione dell’inizio del nuovo Anno Scolastico, i piccoli abitanti di Controguerra, dai 3 ai 6 anni, potranno godere di ambienti sicuri, confortevoli e stimolanti, progettati appositamente per le loro esigenze.

 

Nuovo inizio per la scuola dell’infanzia di Controguerra

Questo importante traguardo è il frutto di un impegno costante e di un lavoro di squadra che ha coinvolto tutti i nostri professionisti. Abbiamo ristrutturato completamente il piano terra, prestando particolare attenzione alla sicurezza, all’efficienza energetica e alla sostenibilità ambientale.

 

Cosa abbiamo realizzato:

  • Sicurezza e benessere: abbiamo messo in sicurezza la struttura esistente migliorando il comfort e l’accessibilità di tutti gli spazi anche grazie alla realizzazione di una pensilina parapioggia.
  • Sostenibilità: abbiamo installato impianti fotovoltaici, solari termici e sistemi di ventilazione meccanica controllata per ridurre al minimo l’impatto ambientale e garantire un ambiente sano.
  • Efficienza energetica: abbiamo adottato soluzioni innovative per ottimizzare il consumo energetico dell’edificio, contribuendo così a creare un futuro più sostenibile.
  • Spazi educativi: abbiamo creato ambienti stimolanti, funzionali e colorati, pensati per favorire lo sviluppo dei più piccoli.

 

(Per vedere il progetto completo vai all’articolo)

 

Colore, colore, colore

Le pareti esterne dell’edificio sono state completamente ritinteggiate e rese ancora più colorate grazie al murales realizzato dall’artista Enrico Di Giovannantonio (Tazzidesign): giocosità e positività per favorire l’apprendimento dei piccoli studenti.

 

 

 

Un progetto per il futuro

La ristrutturazione della scuola dell’infanzia di Controguerra è un esempio di come sia possibile coniugare tradizione e innovazione. Grazie all’installazione di pannelli solari, impianti di recupero delle acque e materiali eco-sostenibili, è stato realizzato un edificio a basso impatto ambientale, un investimento importante per il futuro dei bambini del territorio.

Siamo orgogliosi di aver contribuito a creare un luogo in cui i più piccoli possano crescere e imparare in un ambiente sano e sicuro. Grazie alla collaborazione con l’Amministrazione Comunale e alla fiducia dei cittadini, abbiamo realizzato un’opera che farà la gioia di grandi e piccini. Un grazie speciale va a tutte le maestre e ai genitori degli studenti per la loro pazienza durante i lavori.

 

Beccaceci, Build The Future.

 

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Amatrice rinasce: è iniziata la ricostruzione del Municipio.

È partito il primo cantiere del centro storico.

Dopo otto lunghi anni, la città di Amatrice, ferita dal tragico terremoto del 24 agosto 2016, vede finalmente un nuovo inizio: i lavori di ricostruzione del Palazzo Municipale sono partiti e finalmente il cuore pulsante di questa splendida cittadina torna a battere.

Noi tutti della Beccaceci Costruzioni, siamo onorati di essere stati scelti per partecipare a questa importante rinascita, una sfida che affrontiamo con grande responsabilità e passione. Il palazzo, completamente distrutto dal sisma, verrà ricostruito nel pieno rispetto delle normative antisismiche, salvaguardandone la storicità.

 

Un impegno concreto per il territorio

Questo progetto rappresenta molto più di un semplice cantiere. È un impegno importante e concreto nei confronti della comunità di Amatrice. Lavoreremo con passione e dedizione per restituire alla città un luogo simbolo, un punto di riferimento per tutti i cittadini.

 

 

Un futuro più sicuro e sostenibile

La ricostruzione del Municipio di Amatrice sarà per noi un’occasione per dimostrare come sia possibile coniugare la tradizione con l’innovazione, la sicurezza con la bellezza. Utilizzeremo le tecniche più avanzate in materia di costruzione antisismica, garantendo così un futuro più sicuro per le generazioni a venire. Allo stesso tempo, manterremo intatta l’anima storica del palazzo, preservando, per quanto sarà possibile, le caratteristiche architettoniche grazie al riutilizzo delle pietre originali, raccolte e catalogate.

 

Una presenza costante sul territorio

La ricostruzione del Palazzo del Municipio è un’opportunità per ripensare il futuro di Amatrice, un’occasione per creare un centro vitale e dinamico che favorisca lo sviluppo economico e sociale.

La Beccaceci Costruzioni è presente stabilmente sul territorio grazie ad una nuova sede aperta appositamente nel centro storico di Amatrice, garanzia di qualità delle opere e di continuità; partecipa attivamente alla ricostruzione del tessuto socio-economico anche con l’assunzione di maestranze del territorio.

 

Beccaceci, Build The Future.

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In prima linea contro lo spreco idrico in Abruzzo

Un impegno concreto per un futuro sostenibile

L’emergenza idrica in Abruzzo è sotto gli occhi di tutti e, come emerso dagli ultimi dati del Centro Studi di Confartigianato Imprese Chieti-L’Aquila, il quadro è allarmante, con la nostra regione al secondo posto in Italia per dispersione idrica. Ma c’è una buona notizia: la provincia di Teramo si distingue positivamente per i bassi livelli di dispersione idrica rispetto al resto della regione.

Un risultato destinato a migliorare ulteriormente: siamo infatti impegnati in un ambizioso progetto in provincia di Teramo per la riduzione delle dispersioni idriche nella rete gestita da Ruzzo Reti S.p.A., un’iniziativa che mira a ridurre del 30% le perdite idriche nella provincia, a migliorare la qualità del servizio erogato alla popolazione e a salvaguardare il prezioso patrimonio idrico.

Teramo: un’eccellenza nella gestione delle risorse idriche

Come sottolineato dall’articolo del quotidiano Il Centro del 27 luglio 2024, la provincia di Teramo si distingue positivamente per i bassi livelli di dispersione idrica rispetto al resto della regione. Un risultato che, grazie ai nostri attuali lavori di riduzione delle perdite di acqua, migliorerà nei prossimi anni.

Il progetto coinvolge un ampio tratto della costa teramana e prevede una serie di interventi, alcuni già in corso, mentre altri verranno attivati nei prossimi mesi fino alla conclusione totale dei lavori previsti per la fine del 2025.

Attualmente, la fase iniziale della “mappatura e digitalizzazione della rete”, fase fondamentale per avere una visione completa e dettagliata dello stato della rete idrica esistente, è al 50%.

Così come la fase di “modellazione e progettazione”, importantissima perché propedeutica alle successive, quali la ricerca e la riparazione delle perdite.

La realizzazione fisica dei distretti, che riguarda l’installazione di misuratori di portata e di pressione in punti strategici individuati nella fase di modellazione e progettazione, è a circa il 20% di avanzamento.

 

I benefici per il territorio e per i cittadini

La riduzione delle dispersioni idriche porterà numerosi vantaggi, sia per l’ambiente che per i cittadini:

  • Risparmio idrico: una gestione più efficiente dell’acqua significa meno sprechi e una maggiore disponibilità della risorsa.
  • Miglioramento della qualità dell’acqua: la sostituzione delle condotte obsolete e la riduzione delle perdite contribuiscono a migliorare la qualità dell’acqua erogata.
  • Riduzione dell’impatto ambientale: diminuiscono i consumi di acqua, contribuendo così alla lotta ai cambiamenti climatici.
  • Minor numero di interventi: la riduzione delle perdite implica meno lavori di riparazione, con conseguente diminuzione dei disagi per i cittadini e dei costi di gestione.
  • Maggiore efficienza del sistema idrico: una rete idrica più efficiente garantisce un servizio migliore e più affidabile.

 

Grazie all’esperienza maturata negli anni e al team di professionisti coinvolti nel progetto, la nostra azienda è in grado di offrire soluzioni innovative e sostenibili per la gestione delle risorse idriche contribuendo attivamente alla costruzione di un futuro più sostenibile per il territorio.

 

Beccaceci Costruzioni: un partner affidabile per un futuro sostenibile.

 

Qui il dettaglio del progetto. 

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Depuratore di Martinsicuro (TE): avviata la nuova sezione di trattamento.

Nuova sezione di trattamento avviata

Al via la nuova sezione di trattamento del depuratore di Martinsicuro (TE): un traguardo importante per la tutela dell’ambiente e la qualità delle acque sulla costa teramana nella zona della foce del fiume Tronto.

 

Siamo lieti di comunicare l’avviamento, in questi giorni, della nuova sezione di trattamento dell’impianto di depurazione di Martinsicuro, facente parte del progetto completo di ampliamento e riqualificazione della struttura esistente.

L’intervento, importantissimo per la comunità e l’ecosistema circostante, mira a incrementare la potenzialità dell’impianto, migliorarne le prestazioni in termini di efficienza e sostenibilità, e a garantire la continuità e l’affidabilità del servizio di depurazione oltre al mantenimento della Bandiera Blu, già riconfermata per la stagione estiva 2024.

Attenzione all’ambiente in tutte le fasi

Durante tutte le fasi di progettazione e realizzazione dell’impianto abbiamo dato prioritaria importanza alla riduzione dell’impatto ambientale: l’adozione di tecnologie moderne e l’ottimizzazione delle strutture esistenti contribuiranno a minimizzare il consumo di risorse naturali, la produzione di rifiuti, gli scarichi idrici e le emissioni atmosferiche.

Un progetto importante per la comunità

Tutti noi della Beccaceci Costruzioni siamo orgogliosi di aver contribuito alla realizzazione di questo importante progetto, che rappresenta un passo avanti fondamentale per la tutela dell’ambiente e la valorizzazione del territorio della costa teramana.

 

Il progetto nel dettaglio al link

 

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Case Green, è legge. Non senza dubbi

Il Consiglio Ecofin ha concluso il lungo iter della cd direttiva Case Green sulla performance energetica degli edifici, con l’approvazione finale avvenuta oggi, 12 aprile. Il compromesso tra Parlamento e Consiglio, supportato dalla Commissione, prevede un piano massiccio di ristrutturazione energetica, con obiettivi di riduzione del consumo energetico entro il 2030 e il 2035, e zero emissioni entro il 2050. Gli Stati membri avranno flessibilità nel decidere su quali edifici concentrarsi e saranno incoraggiati a favorire il rinnovo degli edifici più energivori.

Nuovi edifici dovranno rispettare standard più alti di efficienza energetica, con l’obbligo di emissioni zero a partire dal 2030. Si prevede anche l’adozione progressiva di pannelli solari su nuovi edifici pubblici e non residenziali entro lo stesso anno. I Paesi UE dovranno ristrutturare una parte degli edifici non residenziali entro il 2030-2033.

Case Green, l’impatto sull’Italia

L’Italia si trova di fronte alla sfida di efficientare il suo parco immobiliare, che si presenta datato e ancora non così efficiente sul piano energetico, nonostante i significativi passi in avanti compiuti grazie al Superbonus.
Grazie ai bonus edilizi, il nostro Paese ha già riqualificato 460.000 edifici, ma il numero preciso di immobili su cui intervenire non è ancora ben definito. Si stimano circa 5 milioni di edifici privati e oltre 500.000 edifici pubblici da riqualificare. Gli interventi richiesti dalla direttiva Case Green coinvolgono la ristrutturazione di unità con bassa efficienza energetica, con una significativa riduzione dei consumi energetici come obiettivo principale.

Sfide e dubbi su finanziamenti e implementazione

A oggi mancano dettagli su un piano di incentivi governativi. La revisione dei bonus edilizi è cruciale per sostenere questo processo, ma la questione dei fondi è ancora irrisolta. Nel valutare se gli strumenti attuali siano sufficienti, Confedilizia auspica un fondo ad hoc, da ottenere attraverso una modifica della direttiva Case Green, per garantire migliori condizioni e risorse per l’Italia.

Conclusioni

In assenza di una programmazione chiara e di lungo termine, l’Italia si troverà di fronte a una serie di sfide nell’attuazione della direttiva, che richiede un impegno concreto per affrontare le necessità di riqualificazione energetica degli edifici residenziali e garantire una transizione equilibrata verso un’edilizia più sostenibile. Rimane da sciogliere l’importante nodo sui fondi con cui poter realizzare quanto previsto dalla cd direttiva Case Green.

 

Leggi anche: EPBD, la lettura critica del comparto edile

Leggi anche: NZEB, gli Edifici a Consumo Energetico Quasi Nullo

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Decreto Taglia Crediti: le Principali Disposizioni

Il decreto legge 39/2024, conosciuto come “Taglia Crediti“, varato dal Consiglio dei Ministri il 26 marzo 2024 e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 75 del 29 marzo 2024, entra in vigore dal 30 marzo 2024. Si focalizza sulle agevolazioni fiscali previste dagli articoli 119 (Superbonus), 119-ter (Bonus barriere architettoniche) e 121 del D.L. 34/2020, limitando l’opzione per la cessione del credito e lo sconto in fattura in alternativa alla detrazione diretta in dichiarazione dei redditi.

Limitazioni alla Cessione del Credito e allo Sconto in Fattura

Il decreto interviene radicalmente eliminando la possibilità di optare per la cessione del credito e lo sconto in fattura, con alcune eccezioni. Per le zone terremotate quali Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, queste opzioni sono mantenute entro precisi limiti di spesa, definendo un importo massimo per l’anno 2024, gestito dal Commissario Straordinario, al di sotto del quale è consentita l’opzione per cessione e sconto. Tuttavia, si specifica che le opzioni già autorizzate prima dell’entrata in vigore delle nuove disposizioni rimangono valide.

Condizioni Derogatorie

Il decreto prevede deroghe al blocco della cessione del credito e dello sconto in fattura per determinate categorie di soggetti, come i condomini con delibera e il Comitato Interministeriale per la programmazione economica (CIPE) ante 17 febbraio 2023. Tuttavia, l’esercizio di tali opzioni è subordinato alla documentazione di spese sostenute per lavori già eseguiti.

Sisma

Per gli immobili danneggiati da eventi sismici nelle regioni indicate, viene mantenuta la possibilità di cessione del credito e sconto in fattura, ma entro fondi appositamente assegnati. Il Commissario Straordinario è incaricato di monitorare e garantire il rispetto dei limiti di spesa stabiliti.

Condizioni Aggiuntive

Ulteriori condizioni vengono imposte per diverse categorie di soggetti, come ONLUS, APS, OdV, IACP e Cooperative a proprietà indivisa, e riguardano l’avvio effettivo dei lavori e il rispetto delle procedure amministrative.

Eliminazione della “Remissione in Bonis”

Non sarà più possibile comunicare tardivamente la cessione del credito e lo sconto in fattura dopo una data stabilita, con alcune eccezioni per il Sismabonus.

Ulteriori Comunicazioni per il Superbonus

Si prevede l’introduzione di ulteriori obblighi di comunicazione per accedere al Superbonus, al fine di garantire maggiore trasparenza e controllo sulle operazioni in corso.

Divieto di Compensazione in Presenza di Ruoli

In presenza di somme iscritte a ruolo superiori a 10.000 euro, la compensazione dei crediti da bonus è ammessa solo previo pagamento del debito.

Conclusioni

Il decreto legge 39/2024 rappresenta un importante intervento normativo volto a razionalizzare l’utilizzo delle agevolazioni fiscali previste, in particolare quelle legate alla cessione del credito e allo sconto in fattura. La sintesi qui riportata vuole fornire una panoramica sulle principali disposizioni prossime a entrare in vigore. Per un’analisi più approfondita, si rimanda a questo link.

Leggi anche: Bonus edilizi, come gestire i crediti d’imposta

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EPBD: la lettura critica del comparto edile

L’adozione della Energy Performance Building Directive (EPBD) rappresenta una delle principali sfide per l’edilizia italiana nei prossimi anni. Tuttavia, l’attuazione della c.d. direttiva Case Green solleva interrogativi e più di un dubbio, nel settore.

Le associazioni di categoria, come Assimpredil Ance e Confedilizia, esprimono la necessità di prevedere incentivi fiscali adeguati e rimodulati in base alla qualità tecnica degli interventi. È fondamentale, infatti, pianificare interventi su un arco temporale congruo e garantire la qualificazione delle imprese incaricate dei lavori.

Anche il governo italiano è impegnato nell’attuazione della direttiva, con studi in corso per valutare le migliori strategie di intervento. Tuttavia, emerge la consapevolezza che i futuri sostegni saranno più mirati e incroceranno altri obiettivi, come la riqualificazione urbana.

Costi e fattibilità: i nodi da sciogliere

Il cuore della questione resta la copertura dei costi degli interventi necessari. È essenziale rivisitare gli incentivi per evitare distorsioni di mercato e garantire una distribuzione equa delle risorse. I principali dubbi arrivano quindi dai fronti costi e fattibilità; la direttiva ad oggi non ha stanziato fondi ad hoc, quindi rimane da capire come verranno finanziati gli interventi. Tuttavia, è unanimemente riconosciuto che affrontare la questione dell’efficienza energetica nell’edilizia richiederà un impegno congiunto e tempestivo.

L’appuntamento è per il 2025, quando il Governo dovrà presentare il Piano Nazionale di Attuazione della Direttiva. Si tratta di un’occasione importante per dare nuovo slancio al settore edile, un attore di primo piano non solo sul piano economico e dell’occupazione, ma anche sul doppio fronte efficienza energetica/sostenibilità.

In conclusione, la Direttiva case green rappresenta una sfida importante per il settore edile, col Paese chiamato a trovare soluzioni concrete per raggiungere gli obiettivi prefissati. A oggi il percorso è ricco di incertezze. Mentre si delineano le strategie per l’implementazione della direttiva, è fondamentale promuovere un dialogo costruttivo tra istituzioni e associazioni di settore. Solo così sarà possibile affrontare con successo la transizione verso un patrimonio edilizio più sostenibile e rispettoso dell’ambiente.

Per approfondire

La direttiva nel dettaglio: Energy Performance of Buildings Directive

Leggi anche: direttiva Case Green: l’UE al voto

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Direttiva Case Green: l’UE al voto

Il Parlamento europeo si prepara a votare la revisione della Direttiva europea sull’efficienza energetica degli edifici (EPBD), conosciuta anche come “Direttiva case green“. Il voto finale è previsto per martedì 14 marzo 2024, a un anno esatto dalla proposta iniziale.

Il relatore della proposta, Ciaran Cuffe (Verdi), si dice fiducioso su un’ampia maggioranza a favore della Direttiva. Il testo da votare è il risultato del Trilogo, l’incontro informale tra le istituzioni europee che aveva trovato un accordo lo scorso 7 dicembre.

L’eventuale approvazione del Parlamento non sarà l’ultima tappa del processo. Successivamente, il Consiglio dovrà dare il suo via libera formale e il testo sarà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, entrando in vigore 20 giorni più tardi.

La situazione in Italia

La Direttiva avrà un impatto significativo sul patrimonio immobiliare europeo, stimolando ingenti investimenti per la riqualificazione energetica. Si stima che serviranno circa 152 miliardi di euro all’anno per raggiungere gli obiettivi di efficientamento. Ad oggi non sono previsti ulteriori finanziamenti ad hoc: i Paesi membri dovranno utilizzare i fondi già disponibili a livello nazionale ed europeo.

I primi concreti effetti della Direttiva si vedranno nel 2025: a partire dal prossimo anno, i Paesi membri dovranno elaborare piani nazionali di ristrutturazione per raggiungere l’obiettivo di un parco immobiliare a zero emissioni entro il 2050.

La Direttiva non fissa obiettivi identici per tutti i Paesi, ma permette loro di programmare le operazioni in modo differenziato, a seconda delle specifiche situazioni e dal grado di efficientamento del patrimonio immobiliare già raggiunto. A tal proposito l’Italia ha già fatto un notevole passo avanti grazie al superbonus. Le misure di riqualificazione già messe in atto saranno prese in considerazione nel raggiungimento degli obiettivi.

Entro il 31 dicembre 2025 anche il nostro Paese dovrà presentare il suo piano nazionale per la riqualificazione energetica degli edifici, in linea con la Direttiva case green. Il piano delineerà le strategie per raggiungere gli obiettivi di efficientamento energetico stabiliti a livello europeo:

  • Riduzione del 16% del consumo di energia del patrimonio residenziale entro il 2030, rispetto al 2020.
  • Riduzione del 20-22% del consumo di energia del patrimonio residenziale entro il 2035.

Le misurazioni del consumo energetico partiranno dal 2020, anno di introduzione del superbonus. Questo permetterà di valutare l’impatto delle misure di riqualificazione già adottate e di calibrare le future strategie.

 

Caldaie a metano nel mirino UE

A partire dal 2025, la Direttiva vieterà le agevolazioni per le caldaie a combustibili fossili, come il metano. Questo potrebbe avere un impatto sulla prossima revisione delle agevolazioni per la casa in Italia. L’ecobonus è in scadenza nel 2024 e la sua proroga dipenderà da come sarà interpretato il divieto della Direttiva.

In sintesi, la Direttiva case green rappresenta un passo avanti fondamentale per l’efficientamento energetico degli edifici in Europa. Il suo impatto sarà significativo, con ricadute sull’economia, sull’ambiente e sulla qualità della vita dei cittadini. Il nostro Paese è già ben avviato nel percorso di riqualificazione energetica e la Direttiva rappresenta un’ulteriore opportunità per consolidare i progressi compiuti.

 

Leggi anche: Superbonus 2024, cosa cambia?

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